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Portrait of Ulrich Troyer 12-2012. Photo made by Eva Kelety.
(Photo: Eva Kelety)

Dub, synth analogici, meditazione. E verdure?

(di Andrea Mi per Mixology, publicato su RedBullMusic)

Un Mixology ispiratissimo, caldo e meditativo - da un personaggio dalle mille sfaccettature La sua scarna biografia dice che è nato a Innsbruck nel 1973, che è cresciuto tra il Tyrol austriaco e il sud Tirolo italiano e che vive a Vienna dal 1992. Senza cedere alle lusinghe dell'imperante cultura che ci porta, più o meno tutti, a costruire delle epiche personali invece di un asciutto curricula, Ulrich Troyer si presenta semplicemente come un compositore freelance, sound designer, musicista e artista. In effetti è tutto ciò ma anche molto di più, se amate l'arte digitale e riconoscete nel dub una radice imprescindibile di molta della migliore elettronica d'oggi.

Sono certo di aver sentito fare il suo nome, per la prima volta, dalle labbra di Claudio Sinatti, fondamentale artista multimediale italiano che con lui era impegnato in una serie di collaborazioni artistiche. Erano i primissimi anni 2000 e il nostro era già uscito con un album intitolato “Nok” su una etichetta viennese di culto come la Mego. Era stato proprio Claudio Sinatti a farmi recapitare il cd “Rose De Shiraz”, uscito per la Deluxe Records di Seattle. Ne apprezzai la complessità compositiva, la levigatezza delle melodie e l'ingegnosità delle soluzioni ritmiche. Nel frattempo ero diventato vegetariano e scoprire l'esistenza di una intera orchestra che per eseguire i propri concerti la mattina si reca nel mercato ortofrutticolo della città che la ospita per comprare zucchine, carote, cavolfiori e zucche al fine di ricavarci una incredibile quantità di strumenti da suonare, beh, aveva solleticato la mia curiosità. Ritrovarci Ulrich Troyer nell'organico non mi sorprese, avendo imparato a conoscere il suo multiforme ingegno.

Dopo aver letto il suo nome nei crediti di una infinita serie di colonne sonore per animazioni, performance di danza e installazioni multimediali la vera meraviglia è stata nel 2011, con l'uscita del suo doppio album “Songs for William” (corredato da un libro di fumetti), il tutto sulla mitica Deep Medi di Mala, guru inglese della bass music più mentale, radicale e colta. In effetti quel progetto stava tutto dentro le coordinate che dalla radice analogica del dub (con King Tubby come luminare e i Sound Dimension come discepoli preferiti) ci proiettavano verso le spirali digitali di un suono dubstep già molto post, perché capace di recuperare la piena centralità del minimalismo di scuola berlinese (Moritz Von Oswald in seno a Rhythm and Sound). Il fumetto allegato raccontava la storia di William, pedale di effetti per chitarra, e le sue avventure scaturite dall'incontro con synth analogici, campionatori, percussioni e melodiche filtrate dal dub di Ulrich in versione One Man Orchestra.

Lo stupore che voglio qui condividere con voi, però, si sarebbe nutrito ancora di un altro capitolo prima di giungere all'epilogo. Alla ricerca di una prima applicazione per far sperimentare le nuove interfacce tattili a mio figlio Milo, la scorsa estate (su consiglio di un ottimo designer che vi consiglio, Francesco Quarto) mi sono imbattuto in “Drawnimal”, geniale applicazione che insegna l'alfabeto ai bambini attraverso l'interazione con una serie di buffi animali progettata da Lucas Zanotto. Indovinate un po' di chi è la colonna sonora e il sound design? Bravi. Proprio di Troyer. L'epilogo è alle porte. Si sostanzia nel recente arrivo (novembre 2013) di “Songs for William vol.2”, magistrale seguito al viaggio intrapreso tra i territori futuribili del dub organico, uscito sulla sua etichetta personale, la 4Bit. Per introdurvelo degnamente ho chiesto ad Ulrich un mix esclusivo che trovate qualche rigo più giù. Chiedendogli come poterlo ricambiare per cotanta grazia, il mio amico del nord ha tenuto a farmi sapere che non è solo il suo passaporto ad essere italiano ma anche il suo stomaco. Vorrà mica essere invitato a cena?

Mentre io m'arrovello nel dubbio voi godetevi il mix tirando a lustro il vostro migliore subwoofer.











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back to top | updated: 02/02/2017